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IO VIVO PER LEI... IO NON SO CHE COSA NE SARA' DELLA MIA VITA E SE MAI TROVERO' QUALCUNA CHE MI AMI E SOPPORTI MA UNA COSA E' CERTA: TU RESTERAI SEMPRE NEL MIO CUORE. FINO ALLA FINE... 4 NOVEMBRE 1918 - 4 NOVEMBRE 2012 Quasi un secolo è passato dal primo grande conflitto armato di coinvolgimento globale o da quella che per noi italiani potrebbe essere stata la quarta guerra d'Indipendenza; centinaia di migliaia di morti in quel di Redipuglia e non solo. Fronti e trincee, ospedali da campo e ospedali militari di presidio delle volte improvvisati alla bell' e meglio in conventi, scuole, chiese. Il ruolo della Croce Rossa Italiana e di quella Internazionale, le storie di uomini e donne: americani obiettori ante-litteram e bellissime crocerossine britanniche che si incontrano e si innamorano: dietro tutta l'assurdità di una guerra non compresa da molti, ufficiali compresi. Dedicato a una Donna Speciale: film "Addio alle Armi" con Rock Hudson, Jennifer Jones, vittorio De Sica e Alberto Sordi. THE MASTER OF THE GUITAR: ABSOLUTELY (VIDEO EMBEDDED FROM THE BBC BRITISH BROADCASTING CORPORATION)

Silendo Libertatem Servo: io servo la libertà in silenzio; questo era il motto dei cosiddetti "Gladiatori" appartenuti per circa quarant'anni alla famosa organizzazione NATO conosciuta come "Stay Behind". Prossimamente un articolo che considererà le due facce della medaglia: la Gladio ufficiale e quella non ufficializzata e smentita da tutti coloro che ne fecero in un certo qual modo parte definita "Gladio delle Centurie"; due versioni su come era organizzata la Stay Behind soprattutto su quelli che furono i ruoli della medesima in Italia e all'estero.



Al di fuori della mischia:
La torre di Babele
( blog di Pino Scaccia )

http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it



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4 aprile 2011

Sulla scuola dell'obbligo (e solo su quella...) sono d'accordo con Jovanotti (e ne pubblico la lettera apparsa su Facebook giorni fa)

 

     Non si sono ancora placati gli animi da guerra civile che dividono gli italiani tra i sostenitori dell'istruzione pubblica e quella privata: e non parlo di università (conoscete il mio pensiero) né di scuola secondaria ma di quella dell'obbligo che è se volete della fase più delicata del percorso formativo di quel bambino che domani diventerà uomo: la scuola primaria.
Se devo essere sincero tra pubblico e privato preferisco il pubblico, poi per il secondo grado e l'università genitori insieme ai ragazzi sceglieranno, valuteranno, in base evidentemente a esigenze professionali, disponibilità o possibilità economiche, altri motivi che possono indurre la scelta delle scuole private riconosciute e parificate. 
 
Alcuni giorni fa ho trovato, sul social network Facebook, la lettera che Lorenzo Cherubini ovvero Jovanotti ha scritto riguardo la scelta da lui fatta ( insieme alla moglie) riguardo alla figlia: l'autore di " A te" ha optato per il pubblico, senza esitare minimamente. E in queste parole ne ha spiegato le ragioni: la pubblico seppur il famoso eclettico musicista-cantautore romano abbia diverso orientamento politico dal mio: ma questo, in argomantazioni così importanti e delicate, ha ben poca importanza:
 
"...Quando nostra figlia è arrivata all’età della scuola io e mia moglie ne abbiamo
 
 parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo permetterci di scegliere e abbiamo
 
 scelto. Abbiamo pensato che fosse giusto così, per lei. E’ nostra figlia ed è la
 
persona a cui teniamo di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l’Italia ha una Scuola
 
 Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era proprio quello
 
il motivo della scelta. Un luogo pubblico, che fosse di sua proprietà in quanto giovane
 
 cittadina, che non fosse gestito come un’azienda e che non basasse i suoi
 
principi su una dottrina religiosa per quanto ogni religione venisse accolta. Un luogo pubblico, d
 
i tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi
 
orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C’è da imparare anche dalle ignoranze,
 
 non solo dai saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è
 
bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella
 
 dell’obbligo. Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo una parola, si
 
sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere al calduccio e impara tre lingue. A che
 
 serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te ? Il
 
nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende milioni di famiglie e migliaia di
 
 persone che all’insegnamento dedicano il loro tempo migliore, con cura, con
 
affetto vero per quei ragazzi. Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati e ci
 
 sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è insegnante di sostegno
 
in una scuola di provincia. Li sento parlare e non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con
 
 passione civile tra mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della
 
scuola pubblica è così. Perchè offenderli? Perchè demotivarli? Perché usare un termine come
 
 “inculcare”? E’ una parola brutta che parla di un mondo che non deve esistere
 
più. La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è la lotta tra Rai e
 
Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi uno spettatore o un cliente in
 
più, non mettiamola su questo piano… La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse
 
dei cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che mandano i
 
figli alla scuola privata, è questo il punto. E’ una conquista, è come l’acqua che ti arriva al
 
rubinetto: poi ognuno può comprarsi l’acqua minerale che preferisce ma guai a
 
chi avvelena l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. E’ una conquista della civiltà
 
 che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito. Ma era un diritto di
 
tutti i bambini già prima, solo che andava conquistato, andava affermato. La scuola pubblica va
 
 difesa, curata, migliorata. In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi
 
banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri..."
 
                                                         Lorenzo Jovanotti Cherubini




permalink | inviato da enzocumpostu il 4/4/2011 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 giugno 2010

Lettera aperta all'elettorato di sinistra nuorese e della provincia di Nuoro

E' molto difficile stabilire se di vera destra e di vero centrodestra nella sua complessità si tratti ma la volontà di cambiamento e di rinnovamento sopita nei nuoresi ed esprimibile attraverso il voto di domenica e lunedì impongono che non solo la destra e il centrodestra nuorese e della provincia riconfermino la fiducia ai due candidati rispettivamente per la carica di sindaco di Nuoro e della provincia di Nuoro ma impone una attenta riflessione da parte dei cosiddetti "pro-Arbau"; alla larga ovviamente coloro che barattano e contrattano il voto, mercenari delle preferenze e miserabili della politica del centrosinistra i quali, prostituendo il voto per Roberto Deriu, hanno come promessa chissà quale contropartita; l'appello alla sinistra è quello di stare lontani dalla meschinità e di dare un coraggioso impulso alle idee e alle iniziative imprenditoriali di Luigi Crisponi nonché al coraggio e all'intraprendenza del candidato a sindaco del capoluogo Paolo Manca.
A voi, amici con la coscienza e gli ideali dipinti di rosso, chiedo di rivedere con coraggio ed estrema attenzione e grandissimo senso di responsabilità nei confronti della comunità nuorese una serie infinita dei vostri "niet" ed errati modi di fare, frutto anche del vostro far parte del potere territoriale del passato tra le due ali del bruttissimo palazzo di Piazza Italia , luogo fisico che accorpa entrambe le entità politico-amministrative del Nuorese.
Non vi inviterò ad astenervi ma ad esprime la vostra preferenza al candidato a Presidente della Provincia di Nuoro Luigi Crisponi e a quello per la carica di sindaco del capoluogo barbaricino Paolo Manca: le ragioni sono innumerevoli e voi, che tonti non siete affatto, le sapete molto bene...
 
 




permalink | inviato da enzocumpostu il 11/6/2010 alle 9:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

22 settembre 2009

Lettera aperta al Ministro della Difesa Onorevole Ignazio La Russa

Carissimo Ignazio,
il miserevole e meschino assalto alla diligenza da parte delle opposizioni E' FALLITO, anche dopo il vergognoso tentativo di strumentalizzazione dei parà uccisi a Kabul e dopo l'incontro distensivo tra il Presidente del Consiglio e quello della Camera, primo passo - si spera - verso il disgelo.
La destra italiana non è morta e noi RESTEREMO IN AFGHANISTAN ANCORA A LUNGO.
E' venuto però il momento di fatti, risultati, concretezza: far sì che le morti in Afghanistan dall'inizio della missione a oggi non restino vane: alla fine degli anni Settanta l'Armata Rossa invase quella stessa terra nella quale noi siamo attualmente operativi con l'ISAF; l'Afghanistan era la terra alla quale Mosca ai tempi guardava con particolare attenzione in virtù sia della posizione strategica nello scacchiere internazionale sia per la sua economia prevalentemente basata sulla coltivazione dell'oppio con tutte le conseguenze - e quelle negative superano abbondantemente quelle positive - che facilmente immaginiamo e che oramai da tempo conosciamo.
La male lingue - soprattutto quelli che si sono adoperati e che si adoperano tutt'ora per destabilizzare il Paese - dicono che la NATO, venuto meno il suo ruolo di contrasto al comunismo nel pianeta, soffra di una crisi di identità e che la guerra in Afghanistan non sia nient'altro che un modo, una maniera per giustificarne l'esistenza.
Personalmente ritengo invece che l'Alleanza Atlantica rivesta un ruolo - oggi più che mai - di garante del rispetto della democrazia e degli equilibri internazionali, impedendo l'allargamento di queli che sono alcuni teatri operativi e di conflitto nel mondo. Occorrono però fatti, concretezza, risultati operativi che giustifichino verso l'opinione pubblica, i familiri delle vittime e tutti i militari delle quattro forze armate italiane, la nostra presenza. 
L'Italia e più in generale tutto l'Occidente presente nella terra di re Karzaj deve far capire al sovrano che lle nazioni aderenti all'ISAF, oltre ad assumere un ruolo di difesa della democrazia attraverso il contrasto e la neutralizzazione dei Talebani dorebbero con forza svolgere un' altra importantissima funzione e cioè quella di contrastare e neutralizzare tutto ciò che ha a che vedere con i "weapons and drugs trafficking", minacce non solo per la sicurezza dei militari NATO in Afghanistan ma per l'intera comunità internazionale.
Riguardo alla operatività delle nostra forze la nostra Aeronautica dovrebbe rafforzare la sua presenza, considerando l'importante se non vitale ruolo di protezione e appoggio tattico per le forze terrestri, proprio in virtù della possibilità di agguati vista la conformazione del territorio. Allo stesso tempo però occorre che la NATO e in particolar modo il Segretario Generale si impegni affinché l'HQ dell'Alleanza Atlantica studi delle misure operative che riducano a zero le possibilità di cojnvolgimento, nelle operazioni militari, di civili innocenti ed estranei a tutto ciò.
Ieri, nel tardo pomeriggio, ho sentito al telefono Gianfranco Paglia, che in mattinata aveva letto la preghiera del paracadutista durante l'omelia funebre: parole che nascondevano forte emozione, ma anche rabbia, fierezza ed orgoglio, ma mai rassegnazione.
Chi determina di intraprendere la carriera militare è consapevole fin dal principio che la vita è a rischio giorno per giorno, ora per ora. Dobbiamo allo stesso tempo adoperarci in mille modi affinchè il tributo di sangue sia sempre meno pesante pur non lasciando questa infida terra, dove donne, bambini, anziani necessitano anche del nostro aiuto, soprattutto dal punto di vista sanitario e psicologico, sperando che anche la Croce Rossa Italiana si adoperi in questo senso...
 
Con immensa stima
 
                                                                              Enzo Cumpostu
 
 
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Brigata Paracadutisti "Folgore" VIDEO 1
Brigata Paracadutisti "Folgore" VIDEO 2
 




permalink | inviato da enzocumpostu il 22/9/2009 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 novembre 2007

Lettera aperta a Daniela Santanché: non è così che si costruisce la Destra Italiana: OCCORRE CREARE UN SISTEMA DI FORZE DI DESTRA

GARNERO SANTANCHE'  Daniela
All'Onorevole Daniela Garnero Santanché

Camera dei Deputati

ROMA



Nuoro lì12/11/2007



Oggetto: Lettera aperta all'Onorevole Daniela Santanché.

Cara Daniela,
sicuramente in queste ore i tuoi indirizzi di posta elettronica saranno bombardati di email ma ho voluto scriverti lo stesso, pur non conoscendoci personalmente.
Ho letto, poc'anzi, le parole relativamente alla tua performance e a quella di Francesco Storace al Palazzo dei Congressi dell'EUR a Roma; ho letto, storcendo più volte il naso, delle tue e delle sue parole da "partito incazzato e con la bava alla bocca" così come lo definite alla platea nella presentazione del vostro partito, "La Destra", dove ha presenziato anche Donna Assunta Almirante. Ti senti tradita, vi sentite traditi; ma non è così che un partito nasce e si presenta; chi ha sempre votato Alleanza Nazionale, come me, non ha MAI tradito né l'ideale né l'identità di destra italiana ed europea nella quale il sottoscritto si riconosce. Nessuno, storicamente, può affermare che il ventennio è da considerare il Male assoluto dell'umanità indi dell'Italia perché niente di più falso poteva essere affermato. Economisti, storici, politici italiani e di levatura internazionale spesso e volentieri di spicco (anche non di destra) più volte e per diverse ragioni e affrontando  le più disparate argomentazioni hanno riconosciuto più volte i benefici e le diverse innovazioni apportate al Paese durante il ventennio, benefici sui quali i "forchettoni dorati" più incalliti del PCI, del PSI e della DC tra gli anni '60-'70 e '80 hanno gettato le fondamenta del "loro" sistema, quel sistema e andazzo che lo stesso De Gasperi dichiarò: "non durerà più di quarant'anni". Il PPE quasi sicuramente non è una "collocazione felice" per An, ma la vera strategia operativa che dovrebbe essere posta in essere dalla Destra Italiana che non vuole di certo essere mediocre è quella di creare un sistema di forze che all'interno di un solo partito come An potevano creare dissidi e crisi (nel caso per esempio dello scontro Fini-Storace e tra te e lo stesso Presidente di An) e che così, invece, con diversi leader, diversi portavoce, diversi simboli portino avanti la battaglia per portare ancora una volta in Italia e in Europa la destra a governare, di agire positivamente e non in modo scellerato e irresponsabile come questo Governo fa da circa diciotto mesi a questa parte. Tutti vediamo, da Nord a Sud, passando per la Sicilia e la Sardegna, gente incazzata come cani idrofobi perché anziani pensionati non possano con pochi Euro fare la spesa per il loro sacrosanto diritto fondamentale e naturale, di mangiare per vivere e  tirare a campare per il resto dei loro giorni,  con pensioni di qualche centinaio di Euro al mese. Non s'incazza solo Francesco Storace ma s'incazza anche Enzo Cumpostu, colui che ti scrive. e voglio arrivare a credere -o meglio sperare- che la boutade della tua presentazione al popolo de "La Destra" sia mera teatralità. 
Fermiamo le polemiche, interrompiamo senza indugi le risse e ognuno torni al proprio "posto di combattimento" politico-sociale e istituzionale per lavorare, seriamente, per il bene e per l'avvenire dell' Italia e dell' Europa. 

Termino questo mio scritto a te indirizzato con l'augurarti buon lavoro; io resterò vicino ad An finchè il partito avrà vita politica per coerenza e costanza nel tempo e mi auguro di poter fare la tua personale conoscenza, ricordandoti che "gli uomini di An non hanno le palle di lino" come da te più volte sostenuto ergo: provare per credere . . .

Con ironia e simpatia

Enzo Cumpostu, Nuoro
(elettore di Alleanza Nazionale)  




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10 ottobre 2007

Analisi di un crimine: lettera aperta al Questore di Nuoro Dott. Antonello Pagliei

 

Buongiorno Dottor Pagliei,
 
in queste ultime ore le cronache di tutti i media radiotelevisivi, virtuali e cartacei, regionali e nazionali si stanno occupando della tentata rapina a Pula, in provincia di Cagliari, dove l'evoluzione del fatto ha avuto per i malviventi una svolta a loro (per fortuna) sfavorevole e dove - ahimè - c'è scappato un morto, un passante assolutamente estraneo alla vicenda ferito che lotta per la vita e una tragedia mancata e con tanto di ostaggi e trattative per fortuna andate in porto una conclusione a "lieto fine".
L' arresto dei malviventi e la loro successiva identificazione (compresa quella del rapinatore deceduto sotto il fuoco difensivo dei militari dell'Arma) ha evidenziato la provenienza dei rei da alcuni paesi dell'interno ovvero del circondario nuorese; si è trattato - per l'ennesima volta - di manovalanza del crimine, probabilmente non nuova a performance di questo genere, in trasferta.
Se da una parte è vero che molti detenuti arrestati e condannati per tipologie di reati simili a quello in esame può essere recuperato socialmente e reinserito - seppur con qualche difficoltà - nel contesto sociale e nel mondo del lavoro dall'altra il cittadino comune, il passante, l'italiano spremuto come un limone dalla Finanziaria si interroga e domanda: perché?
Perché in tanti anni in molte filiali di istituti di credito nonché una marea di uffici postali disseminati nel territorio della provincia di Nuoro i rapinatori hanno agito spesso e volentieri indisturbati con armamenti ed equipaggiamenti di ogni genere ricorrendo delle volte a escavatori, ruspe o autovetture con pali incastrati nell'abitacolo da utilizzare come rudimentali "arieti" per sfondare vetrine anti-sfondamento o anti-proiettile ed ancora esplosivo per asportare apparecchiature del Bancomat? Perché - salvo alcuni casi - i tempi di intervento, dall'allertamento all'arrivo delle Volanti della Polstato o Gazzelle dei CC sul posto, delle forze dell'ordine non consentono l'intercettazione delle auto o moto dei malviventi subito dopo l'evento criminoso per poter procedere al loro arresto sperando che non sia necessario ingaggiare un conflitto a fuoco? Quali sono le fonti di approvvigionamento della criminalità sarda e nel particolare del nuorese relativamente al reperimento di armi, munizioni nonché bombe a mano (o altro) molte volte provenienti dai paesi dell'ex Patto di Varsavia, ex-Yugoslavia o Albania? E , inoltre, vi è la consapevolezza da parte di tutte le forze dell'ordine del fatto che, nell'eventualità d'ingaggio di un conflitto a fuoco con i malviventi questi ultimi potrebbero avere una certa supremazia relativamente al volume di fuoco in considerazione del fatto che impiegano il più delle volte armi automatiche da guerra quali il tristemente famoso fucile d'assalto sovietico Avtomat Kalashnikov AK47 nelle sue infinite varianti e molteplici imitazioni fabbricate anche nella Repubblica Ceca ( ma generalmente in quasi tutti i paesi che aderirono al Patto di Varsavia oggi NATO) in Cina e India? Se per la Sardegna essere circondata dal mare è uno "svantaggio" relativamente alle attività produttive ed economiche, eccezion fatta per il turismo, non le sembra che i invece relativamente al controllo territorio ovvero l'arrivo di merci attraverso mezzi gommati provenienti dalla penisola o da altri paesi del Mediterraneo e non solo, via mare o via aerea, possa essere più facilmente controllato e monitorato? Mi rendo conto che molti interrogativi a Lei posti sono al di fuori delle sue competenze, limitate alla nostra provincia, credo però sia dovere di tutti, anche di un italiano comune che naviga su internet come milioni di altri italiani fanno, evidenziare, segnalar, dare suggerimenti in proposito.
concludo, per finire, con una riflessione di tipo sociologico, umana: se da più parti si cerca di "giustificare" questi fatti o atti delinquenziali come segnali di una diffusa e mal celata disperazione e disagio socio-economico ( il più delle volt però è pura demagogìa) occorre ricordare ai cultori della balentìa o aspiranti tali che l'Italia e soprattutto gli Italiani -di destra o di sinistra non ha importanza alcuna- aspirano in una nazione che raggiunga a livelli di equilibrio e tranquillità sociale e che sempre meno è disposta a giustificare rapine in banche, uffici postali, aggressioni in abitazioni private, estorsioni e tanti altri fatti delinquenziali tipici del panorama della micro e macrocriminalità.
 
Spero di non essere stato troppo noioso con questo fiume di parole, la ringrazio comunque per avere avuto la bontà di leggerle e approfitto dell'occasione per salutarla augurandole un buon lavoro a lei ma anche a tutti gli operatori delle forze dell'ordine, a ordinamento giuridico civile e militare, presenti nella nostra provincia.
 
Cordiali saluti
 
Enzo Cumpostu, Nuoro 
 
 Nella tavola qui a sinistra: una vecchia rappresentazione di un assalto alle diligenze o corriere note in Sardegna con il nome di "su postale" che collegavano i principali centri della Sardegna con i capoluoghi di provincia e le più importanti località sarde. tutt'ora in quasi tutti i paesi tale dicitura viene utilizzata per indicare l'autobus delle principali linee di collegamento. A Nuoro, ad esempio, con il termine "su postalinu" o l'italianizzato " il postalino" si intende l'autobus cittadino.




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