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I BASSIFONDI DI AMBULANZOPOLI ELETTORALE

Credo che con tutta la buona fede di questo mondo, il legislatore che stese su carta la normativa che prevedeva l'istituzione del servizio di urgenza ed emergenza sanitaria con la attivazione di centrali operative territoriali, solitamente in ambito provinciale (oggi con prevalenza interprovinciale in diverse regioni Sardegna inclusa) creando il numero a tre cifre 118 non avrebbe neanche lontanamente immaginato che a distanza di oltre vant'anni dall'attivazione si sarebbe arrivati al punto che un servizio così delicato come questo, punto cardine della stessa carta costituzionale di cul all'articolo 32 sulla tutela della salute quale diritto imprescindibile dell'essere umano, si fosse arrivati al fondo o meglio allo sprofondare paragonando gli appalti e le richieste di esternalizzazione, per quanto riguarda soprattutto le ambulanze di soccorso di base, quasi quasi come se si trattasse di una banale fornitura, facendo sì che CANI E PORCI, in alcune regioni, potessero avere accreditamento con i vari Servizi sanitari Regionali attraverso la sottoscrizione delle convenzioni di cui alla normativa nazionale originaria, quelle regionali a statuto ordinario e speciale e delle province autonome quasi quasi senza prendere in considerazione la rigidità riguardo la selezione e la formazione degli operatori, gli standard rigidi che persone e mezzi di soccorso e relative attrezzature dovrebbero avere quali immancabili requisiti.

La puntata di "Le Iene" andata in onda domenica 10 aprile e che al suo interno presentava un servizio-inchiesta sul lavoro nero in ambito 118; ovvero quel fenomeno delinquenziale che vede l'accreditamento di privati o ONLUS le quali non prevedono prestazioni di volontario del soccorso qualificato a titolo gratuito da una parte o come dipendente o prestatore d'opera regolarmentre assunto o documentato anche per ragioni di carattere fiscale e civilistico oltre che previdenziale ma totalmente "noir";

rimborsi spese, delle volte forfait, delle altre calcolati in base alle ore di servizio prestate durante i turni oppure nell'arco di 24 o addiritura 36 ore no-stop al limite della sopportazione sia fisica che psichica ovvero ai limiti del crollo.

Alcuni anni fa, durante una mia breve parntesi romana di 48 ore, diversi dipendenti ed ex dipendenti della CRI mi parlarono degli strani personaggi che aleggiavano dietro all'enorme business delle ambulanze romane, sia in merito ai trasporti ma sopratutto la ricerca di accreditamento con il SSN tramite ol'ARES ovvero la Regione Lazio, visto che le convenzioni erano e sono particolarmente succulente e fanno gola a molti, mentre altri chissà perché - stranamente - hanno mollato e non rinnovato cedendo il  passo per scelte politiche a questo "soccorso di qualità".

Ma quale qualità? Quella dettata dal numero di voti di cui molti candidati del centrosinistra, a cominciare da chi sta in apice al parlamento regionale laziale, scendendo a patti vergognosi con soggetti certamente non all'altezza.

Ma questo perché accade? Accade perché l'esternalizzazione del soccorso, se fatta, va totalmente rivista creando due tipologie di soggetti operanti:

a) da una parte va creato un Corpo Nazionale di Soccorso Qualificato di Urgenza ed Emergenza Sanitaria che raggruppi le ONLUS, l'ANPAS, le Misericordie, poi separatamente la Croce Rossa Italiana e il Corpo Italiano Sovrano Ordine di Malta CISOM.

b) in ambito 118 si dovrà avere per forza di cose - volente o nolente - formazione ed addestramento con coordinamento centralizzato a livello locale o regionale; con tanto di gerarchizzazione e regolamentazione disciplinare per gli appartenenti a tutti quei soggetti che sottoscrivono le convenzioni di urgenza ed emergenza sanitaria, le quali dovrebberoo essere obbligatoriamente trasformate in h24 e con un minimo garantito di 2 o 3 giornate la settimana quale limite richiesto per poter avere le condizioni di far parte del servizio.

La Repubblica Italiana, nonostante il momento contingente che si attraversa, tenuto conto delle singole esigenze economiche degli operatori volontari e "volontari" deve promuovere, incoraggiare e sostenere le attività di volontariato di cui sopra che hanno una molteplicità di valenze e benefici per gli operatori - sopratutto giovani e giovanissimi - e utili per migliorare la loro personalità e la loro crescite individuale quale percorso formativo, eterogeneo a seconda della storia cronologico-familiare e personale nonché psicosociale che c'è in ogni volontario, uno per uno e una per una; ma questo si sposa a mio avviso anche per gli operatori professionisti appartenenti ai ruoli sanitari del comparto o della dirigenza medica del SSN.

Pubblicato il 12/4/2016 alle 16.44 nella rubrica 118, Croce Rossa e dintorni....

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