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LE SCATOLE CINESI INVESTIGATIVE: ORGOSOLO, LA DROGA, LA SARDEGNA, LA MALAVITA DEL NORD E LA 'NDRANGHETA E IL COINVOLGIMENTO NELLE INDAGINI DEI CARABINIERI DI MILITARI E PERSONALE CIVILE DELL'ESERCITO A PADOVA

Laddove si parla di armi, in un contesto militare, sia riguardo la loro custodia, minuto mantenimento, manutenzione ordinaria e straordinaria, riparazioni nei diversi gradi (dal primo fino al quarto) uno dei problemi che ci si deve porre è quello della sicurezza dei locali luogo di immagazzinamento e sale ove avvengono le varie fasi delle riparazioni  ma sopratutto della affidabilità delle persone che rivestono determinati incarichi di responsabilità tecnica e amministrativa nello stesso tempo.

 

Poi si pone il problema delle competenze circa la rottamazione delle armi spontaneamente versate alle autorità di P.S. dai cittadini (esempio le vedove o gli eredi) le armi confiscate e sequestrate ergo costituenti corpi di reato e depositate presso uffici giudiziari italiani. E la distruzione delle ex-ordinanze.

Facciamo un veloce riepilogo cronologico delle durata di circa quarant’anni: fino al 1981 per la riparazione di guasti e difetti importanti delle armi leggere (oltre a una parte delle artiglierie) di reparti ed Enti militari dell’Esercito,compresa l’Arma dei Carabinieri, tutto passava attraverso le Direzioni e Sezioni di Artiglieria presenti nel territorio nazionale: un numero che oscillava tra le12-14 infrastrutture militari e distribuite tra nord-ovest, nord-est, centro,sud e isole.   

 

Diciamo subito che la figura apicale e che fungeva da “dominus”di questo particolare e delicatissimo tipo di attività era quella del sottufficiale Capo Armaiolo: solitamente da Maresciallo Maggiore in su, mai un ufficiale e al quale, in realtà grosse come nella penisola, afferivano anche altri sottufficiali, quasi sempre (ma non solo) con la qualifica di specializzazione di Armaiolo dell’Esercito, coadiuvati anche da operai (generici e specializzati) che a suo tempo avevano anch’essi frequentato il corso di armaiolo presso la Fabbrica d’Armi di Terni.

 

A partire dal 1 Gennaio 1982 lo Stato Maggiore dell’Esercito,con il “Piano 80”, impose la scissione delle competenze creando nuove sigle e nuove realtà tecnico-logistiche e amministrative: le Sezioni e Direzioni di Artiglieria e del Genio cambiarono denominazione e compiti, così come le Officine Riparazioni Meccaniche dell’Esercito ORME; le Sezioni e Direzioni di Artiglieria divennero Reparti Rifornimenti (REPARIFO) intesi questi ultimi relativamente ad un concetto intararma; la parte tecnica relativa alla riparazione non solo delle armi leggere e pesanti ma di TUTTA la tipologia di mezzi e attrezzature dell’Esercito (e non soltanto automezzi e mezzi corazzati) passò alle nuove O.R.E. ex ORME, acronimo che stava per Officina Riparazioni Esercito: infatti dal 1 gennaio del 1982 il mio genitore, uno dei tanti Capo Armaiolo, passò alle dipendenze di Cagliari, pur restando in servizio a Nuoro come Sezione Staccata Riparazione Armi.

 

Successivamente si passò dai REPARIFO ai CERIMANT, attualmente operativi ed attivi, ovvero Centro di Rifornimento e Mantenimento, anche questi in numero tale da coprire il territorio italiano nei suoi Comandi di Regione Militare prima e di FOD poi.

 

In contesti geografici più piccoli i CERIMANT vennero declassati a SERIMANT, Sezione Rifornimenti e Mantenimento vedasi Cagliari.

 

Affrontiamo ora il problema dei compiti affidati dal Ministero dell’Interno alla Difesa relativamente alla presa in carico e successiva distruzione delle armi non più utili quali corpo di reato ergo da distruggere e armi sequestrate a privati cittadini o in operazioni di polizia giudiziaria: il legislatore individuò nell’Esercito l’unico soggetto che poteva provvedere alla distruzione e successiva alienazione dei rottami e – prima ancora – alla custodia in locali sottoposti a vigilanza armata di alto livello.

 

Si potrebbe proporre che invece se ne occupino direttamente le Questure? Impensabile.

Lasciamo le cose come stanno e torniamo indietro nel tempo quando ricordo nella caserma di Viale Sardegna a Nuoro all’ingresso ed all’uscita degli operai era sempre presente e vigile un Appuntato dei Carabinieri con funzioni di Polizia Militare. E faceva saltuariamente anche delle perquisizioni sugli effetti personali.

 

Consegnatari e Capi Officina devono avere i massimi livelli di Nulla Osta di Sicurezza, essere persone affidabilissime e non malleabili da criminali comuni e organizzazioni criminali locali o nazionali. 

 

Quando ho letto a mio padre gli articoli relativi alle indagini partite anche grazie ai Carabinieri di Nuoro, fece una faccia tra il sorpreso e lo schifato: cose che ai suoi tempi erano assolutamente impensabili.

Sì, i Nuclei di Polizia Militare per monitorare internamente sono necessari.

http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2017/03/29/news/fucili-rottamati-dal-ce-ri-mant-dell-esercito-1.15112695 






Pubblicato il 30/3/2017 alle 12.56 nella rubrica Security & Intelligence .

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